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28 Agosto 2024

Lavoro: 110mila imprese under 30 chiuse nell'ultimo decennio, resiste solo l’agricoltura

I giovani agricoltori italiani rappresentano un’eccellenza a livello europeo, davanti a Francia, Spagna e Germania


Lavoro: 110mila imprese under 30 chiuse nell'ultimo decennio, resiste solo l’agricoltura


Secondo una recente analisi Coldiretti su dati Unioncamere, nell’ultimo decennio hanno chiuso i battenti 110mila imprese giovani under 30 in tutti i settori, con la sola eccezione dell’agricoltura che è l’unico tra i comparti principali ad avere tenuto. 

Nel periodo 2014-2024 le imprese italiane condotte da under 30 sono passate da 514mila a 404mila, con una perdita netta del 21% – spiega Coldiretti – e i cali più sensibili che si registrano nelle costruzioni (-40%) e nel commercio (-34%), mentre quelle agricole sono rimaste poco sotto le 48mila unità, senza variazioni sostanziali.

Il segno di una resilienza dei giovani agricoltori che viene però messa a dura prova dai troppi ostacoli che impediscono o rallentano l’ingresso e la continuità nella gestione delle imprese agricole: la mancanza di accesso al credito, la burocrazia, la carenza di infrastrutture e il limitato accesso alla terra ne sono alcuni esempi, secondo un rapporto del Centro Studi Divulga.

Condizioni peraltro che mutano da territorio a territorio. Secondo l’analisi Divulga su dati Crea, in Emilia Romagna, Toscana, Veneto e Friuli Venezia Giulia gli ostacoli che impediscono ai giovani di entrare nelle attività agricole possono essere legati al limitato accesso alla terra. Altre regioni italiane sono invece propense al ricambio generazionale e presentano una percentuale di giovani agricoltori maggiore rispetto a quella degli agricoltori anziani. In Basilicata, Sardegna e Campania il settore agricolo rappresenta una grande occasione di rilancio per i giovani in territori con elevati tassi di disoccupazione giovanile, mentre in Piemonte, Liguria, Lombardia, Valle d’Aosta e Provincie Autonome di Trento e Bolzano il settore agricolo, essendo parte sostanziale del quadro economico locale, tende a coinvolgere gli interessi dei giovani imprenditori.

Ma a pesare – denuncia Coldiretti – sono anche le situazioni strutturali che lasciano le aziende agricole indifese rispetto agli effetti dei cambiamenti climatici, alla diffusione dei cinghiali che devastano le colture, alla concorrenza sleale dei prodotti stranieri che devastano le colture. In generale il 65% dei giovani agricoltori eredita aziende gestite dalla famiglia e solo il 28% avvia e gestisce imprese completamente nuove. 

Resta però il fatto che i giovani agricoltori italiani rappresentano un’eccellenza a livello europeo, Secondo l’analisi Divulga sugli ultimi dati Eurostat rilevano che le aziende agricole condotte da under 35 in Italia generano una produzione standard di 4.296 euro ad ettaro circa il doppio rispetto alla media europea pari a 2.207 euro a ettaro, e ben sopra Francia (2.248 euro a ettaro), Spagna (1.828 euro a ettaro), e Germania (2.749 euro a ettaro).

«Per sostenere il sogno imprenditoriale dei tanti ragazzi italiani che scelgono di costruirsi un futuro in campagna, dobbiamo aumentare gli investimenti in agricoltura, garantendo le misure necessarie a favorire il ricambio generazionale nel nostro settore, ma anche creando le condizioni perché ogni giovane sia libero dai troppi lacci che ne mettono a rischio l’attività, dalla burocrazia alla concorrenza sleale dei prodotti stranieri che non rispettano le nostre stesse regole. Solo così potremo costruire un’Europa meno fragile e meno dipendente dalle importazioni» sottolinea Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti.

TAG: AGRICOLTURA,COLDIRETTI,CRISI,ETTORE PRANDINI,GIOVANI

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