Giovani ma con personalità da vendere e ottime probabilità di “sfondare”. E stavolta non si sta parlando di cantanti emergenti o di nuova star del piccolo schermo, ma delle Birre Artigianali Italiane. A proporcene una fotografia è stato il professor Silvio Menghini - coordinatore scientifico dell’Osservatorio Birre Artigianali Italiane e ordinario di Scienze e Tecnologie Agrarie, dell’Ateneo fiorentino - che, nel corso di Beer Attraction di Rimini (durante il seminario “OBIArt Università Firenze e Unionbirrai: una fotografia ad alta risoluzione del panorama brassicolo italiano”), ha anticipato alcune evidenze dello studio*.
Foto: rawpixel.com / Pexels
Ovviamente, precisa Menghini, è giusto innanzitutto sottolineare l’andamento tendenziale in continua crescita mostrato dal mercato. Risulta, infatti, che nel 2017 il nostro Paese, oltre a contribuire per 14 milioni di ettolitri alla produzione europea, ha raggiunto il 4° posto in Europa per numero di birrifici, il 10° per volumi produttivi ed il 6° per consumi totali, mentre si è attestato al 30° per consumi pro capite. Assodato, questo, vediamo adesso alcuni dettagli del comparto artigianale. Il quadro che ne emerge è piuttosto incoraggiante, specialmente su fronte occupazionale. E i numeri lo dimostrano bene: risulta infatti che se nelle imprese produttrici di birra con più di 50 addetti i lavoratori sono aumentati del 4%, in quelle che danno lavoro a un numero di impiegati compreso tra 1 e 5 l’aumento è stato del 60% e addirittura del 90% per le aziende che occupano tra 6 e 9 dipendenti. Messaggio chiaro: a trainare la crescita, sono proprio i microbirrifici artigianali.
IDENTIKIT DEL BUSINESS
Ma com’è fatto l’imprenditore tipo? Menghini ce lo descrive come un imprenditore per lo più di sesso maschile, intorno ai 40 anni, diplomato o laureato, in attività dal 2010 e con un fatturato che si attesta in media intorno ai 380 mila euro annui. Il suo business? In crescita per il 73% del campione e con una destinazione prevalentemente nazionale (30%) locale (38%) e regionale (29%). Infine, in termini di formato, per il 51% degli intervistati è il fusto a confermarsi privilegiato. Se poi si interrogano gli imprenditori su punti di forza e di debolezza del loro business, lo scenario è piuttosto chiaro: la birra artigianale ha come suoi plus la qualità, la versatilità, il radicamento territoriale e le strategie di marketing, ma soffre invece in termini di commercializazione. Inoltre se la crescita della domanda è un’indubbia opportunità, la concorrenza, la saturazione del mercato e l’improvvisazione di qualcuno vengono invece viste come reali minacce.
Nate come nicchia, oggi le birre artigianali si rivelano sempre più protagoniste di un vivace fermento Foto: ELEVATE / Pexels
I CONSUMI
E sul fronte dei consumatori? Anche in questo caso si può essere ottimisti. L’indagine infatti evidenzia come il 70% del campione affermi di prendere in considerazione nelle proprie scelte le birre artigianali con una certa regolarità (almeno una volta al mese), mentre solo un 30% predilige ancora solo quelle industriali. Un bel cambio di prospettiva, dunque, che gli opifici dovrebbero sostenere, “lavorando ancora e sempre sull’informazione e la formazione dei propri clienti, in modo da educarli al gusto, emancipandoli dalla standardizzazione”– chiosa Menghini.
Fonte Mixer Planet
*La ricerca è stata effettuata nel periodo compreso tra fine 2017-inizi 2018 su un panel costituito da 1.008 imprese (con codice ATECO 11.05) e 1.000 consumatori.