Attualità
09 Gennaio 2024Una recente analisi di Confindustria ha indagato sul sentiment dei consumatori nei confronti della sostenibilità a 360 gradi
Confindustria ha presentato una ricerca sullo stato dell’arte della sostenibilità in Italia, che fornisce un'analisi quantitativa del sentiment dei consumatori nei confronti della sostenibilità a 360 gradi e sulla valutazione della maturità delle aziende italiane nell'integrazione di tali temi nelle rispettive realtà. Tra ottobre e novembre scorsi l’indagine ha coinvolto un campione di 500 rispondenti rappresentativi della popolazione italiana e 16 imprenditori del panorama industriale italiano.
È emerso che gli italiani continuano a prediligere prodotti di alta qualità, ma il prezzo resta un determinante critico: il 92% considera la qualità e l'89% il costo come i principali fattori di acquisto. La sostenibilità, focalizzata su aspetti ambientali e sociali, è rilevante per l'80% degli intervistati, con particolare attenzione da parte di donne e individui tra i 55 e 64 anni. La presenza di figli accentua l'interesse per qualità, origine e sostenibilità della filiera.
Nonostante gli atteggiamenti positivi dichiarati, solo il 28% degli italiani si dichiara ‘molto attento’ alla sostenibilità, mentre il 52% si dichiara ‘abbastanza attento’ al tema - associandolo principalmente al riciclo e alla raccolta differenziata; 1 su 5 (20%) si dichiara indifferente o considera la sostenibilità non rilevante. Il 60% degli intervistati dichiara di non conoscere l’acronimo ESG (Environmental, Social and Governance, il rating di sostenibilità che riguarda l'impatto ambientale e sociale di un'impresa).
Mentre la responsabilità individuale è legata all'ambiente e al riciclo, le aziende sostenibili sono giudicate sia per temi ambientali che sociali. Il 46% degli intervistati considera la tutela dei lavoratori come il principale criterio per un'azienda sostenibile, seguito dal rispetto delle pari opportunità (41%). I giovani si informano e scelgono marchi sostenibili, mentre il 57% degli italiani è disposto a optare per prodotti sostenibili senza impatti sul portafogli, scendendo al 50% nella fascia 45-54 anni.
Per il settore privato, emerge l'importanza della comunicazione trasparente ed efficace. I consumatori infatti, si informano principalmente attraverso canali diversificati, con il sito ufficiale dell'azienda al primo posto (45%). La comunicazione diventa anche uno strumento di employer branding, con una distribuzione equa tra i generi, le età e le diverse provenienze dei consumatori.
Dall’indagine è emerso che le imprese italiane integrano la sostenibilità sin dalla fondazione e la considerano una soluzione a lungo termine. Le imprese stanno evolvendo da un approccio "conforme alle normative" a un approccio che utilizza la sostenibilità per differenziarsi sul mercato. La soddisfazione dei dipendenti è prioritaria, con attenzione crescente all'inclusione ed equità. Il welfare, le competenze e il rapporto con le scuole sono temi rilevanti. L'innovazione tecnologica è fondamentale per la transizione green, con un focus sull'economia circolare e l'integrazione dell'Intelligenza Artificiale. La governance della sostenibilità e il passaggio generazionale sono sfide, con solo il 25% delle PMI che ha una figura dedicata alla sostenibilità.
«Il capitalismo sta evolvendo e le imprese sono chiamate non più a produrre valore ma valori: economici, sociali e ambientali» ha affermato Katia Da Ros, Vicepresidente di Confindustria per Ambiente, Sostenibilità e Cultura. «Il business in chiave 5.0 mette l’uomo al centro e chiarisce che quello sulle persone è, oggi, un investimento industriale.
In questo contesto, l’employer branding è un fattore chiave per comunicare i propri valori e condividere una visione di futuro e di comunità, puntando sulle risorse umane. A ciò si aggiunge una buona governance della sostenibilità, che significa anzitutto un’organizzazione aziendale in grado di accompagnare l’evoluzione dei processi produttivi.
L’approccio alla sostenibilità non può che essere integrato, come emerge chiaramente nelle interviste qualitative dell’indagine: una buona governance è il presupposto per una buona rendicontazione; una buona rendicontazione per un efficace employer branding e quest’ultimo per far evolvere i modelli di business in chiave 5.0».
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