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13 Agosto 2024Per l'esperta Garibaldi, il potenziale è alto per l’intero sistema, soprattutto per le ricadute economiche che possono essere innescate
L'interesse che i turisti americani nutrono per l'Italia e specialmente per la nostra enogastronomia potrebbe rappresentare un alto potenziale per il food system italiano. A sostenerlo è un recente studio curato dall'esperta Roberta Garibaldi (Università di Bergamo, autrice del Rapporto annuale sul turismo enogastronomico in Italia) e Matthew J. Stone (California State University, Chico), che fornisce indicazioni preziose sui turisti d'oltreoceano e la loro infinita passione per il cibo italiano.
Gli statunitensi considerano l'Italia una delle mete più ambite del Vecchio Continente, subito dopo la Francia (fonte: European Travel Commission): si tratta soprattutto di turisti che viaggiano in coppia col partner (36%), che si fermano in Europa per una o due settimane (64%), e con un budget giornaliero superiore a 200 euro (36%) gran parte del quale viene speso in esperienze enogastronomiche (28% delle preferenze) dopo quelle legate alla cultura (41%) e alla city-life (32%).
«Il potenziale è davvero alto per l’intero sistema, soprattutto per le ricadute economiche che la loro presenza può apportare alle destinazioni e agli operatori», afferma Roberta Garibaldi. «Questi viaggiatori sono interessati a una molteplicità di esperienze. Le più apprezzate sono recarsi in un ristorante per un’esperienza culinaria memorabile (60%), di alto livello/gourmet (46%), acquistare cibo presso un food truck (44%) e mangiare o bere in un ristorante o bar famoso o storico (38%). I dati mostrano che spesso questi viaggiatori ricercano esperienze anche molto diverse tra loro (eventi, visite ai luoghi di produzione) e sono ben propensi a partecipare ad attività extra food».
WINE TRAVELLER DINAMICI
Negli ultimi due anni, in cui i turisti a stelle e strisce sono passati da 2,9 a 4 milioni generando una spesa pari a 6,49 miliardi di euro, il 49% dei wine traveller americani ha mangiato o bevuto in un ristorante o bar famoso o storico, rispetto al 34% degli altri viaggiatori. Inoltre la metà dei viaggiatori che hanno partecipato a un'attività legata alla birra ha preso parte anche a un'attività legata al vino. Allo stesso modo, il 54% di coloro che hanno visitato una distilleria o un percorso delle bevande (come il percorso del whisky) ha anche aderito a un'attività enologica. Tra i wine traveller americani, oltre il 20% ha mangiato sia in un ristorante gourmet che in un food truck.
LE FASCE D'ETA' INTERESSATE
In relazione all'età, lo studio di Garibaldi e Stone connette l’interesse per il turismo gastronomico e le esperienze gastronomiche alla Generazione X (nati nel periodo 1965-1980) e ai Millennial (nati nel periodo 1981-1996). Per quanto riguarda la Generazione Z invece, le esperienze sono spesso limitate dal budget a disposizione, ma la situazione è destinata a evolversi col tempo e con l’aumento del reddito per i più giovani.
Nonostante l’aspetto enogastronomico non rappresenti il motivo principale per cui gli americani si rechino verso una determinata destinazione, i viaggiatori spesso considerano l’offerta food & beverage nella scelta tra le destinazioni preferite. Di conseguenza, la gastronomia ha un peso rilevante non solo nella decisione finale, ma anche nel processo di selezione tra le possibili destinazioni.
IL RICHIAMO DEI TOUR ENOGASTRONOMICI
Oltre al piacere legato alla cena e all’esperienza degustativa, una forte attrattiva per i food lovers americani è rappresentata da attività come i tour gastronomici, i corsi di cucina e le visite ai mercati. I tassi di partecipazione sono ancora relativamente bassi, ma coloro che partecipano a queste attività sperimentano quasi ogni altra attività alimentare, dalla cucina raffinata ai food truck, agli eventi e ai festival. E stanno guadagnando consenso anche le esperienze in cui i turisti possono conoscere la produzione del cibo e assaggiare i prodotti, dalle visite in caseificio alle fabbriche di cioccolato, dai birrifici alle distillerie. Il cibo di strada attrae gli americani, se è percepito come sicuro da punto di vista della sicurezza alimentare.
Nel complesso, insomma, l’interesse verte sul cibo locale e autentico, e naturalmente sulla connessione dei prodotti agroalimentari con gli interessi personali, in particolare per chi pratica sport (bike & wine) e per chi è a caccia di incontri (turisti single).
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