Attualità

16 Marzo 2022

Guerra in Ucraina, farina ed olio sempre più a rischio

Farina, olio di semi e prodotti in scatola potrebbero scarseggiare o subire sensibili rincari nel prossimo futuro


Guerra in Ucraina, farina ed olio sempre più a rischio

In diverse città si è già scatenata la psicosi con centinaia di persone che si sono riversate nei supermercati per fare incetta di pasta, farina, olio di semi e zucchero. Un vero assalto che riporta alla memoria le immagini di quanto vissuto nel 2020, a seguito del primo lockdown.

Nel G7 straordinario sull'Agricoltura, svoltosi venerdì 11 marzo, si è discusso sulla auspicabile cooperazione coi Paesi che subiranno serie conseguenze in termini di sicurezza alimentare dalla guerra. Il Ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli ha sottolineato le gravi ripercussioni che il conflitto sta generando sui mercati mondiali, sia a livello di reperibilità che di aumento incontrollato dei prezzi. In particolar modo impensierisce il mancato approvvigionamento di cereali e semi oleosi, di cui l'Ucraina è tra i maggiori esportatori, e cresce il rischio della sospensione di esportazioni di fertilizzanti e carburanti dalla Russia, come risposta alle sanzioni economiche imposte dagli Stati dell'Unione Europea.

Secondo Patuanelli, l’aumento generalizzato di quasi tutte le materie prime e dei costi energetici sta progressivamente erodendo la redditività dell’attività economica non solo dei Paesi europei ma anche di quelli in via di sviluppo, per i quali il mancato afflusso dei prodotti agricoli ucraini, fondamentali alla sussistenza, potrebbe ulteriormente aggravare i già rilevanti problemi di sicurezza alimentare. Per il Ministro è fondamentale, in questa fase, valutare continuamente i bisogni dei Paesi maggiormente in difficoltà richiedendo l'intervento di organizzazioni come la FAO.

Al momento le quotazioni di grano tenero e mais sono al rialzo e per la prima volta sfondano nella storia del nostro Paese quota 400 euro a tonnellata, in base alla rilevazione settimanale della Borsa Merci di Bologna secondo quanto riportato da Cai – Consorzi Agrari d’Italia.

Val la pena ricordare che l’Italia importa il 64% del grano tenero per il pane e i biscotti, il 44% di grano duro necessario per la pasta, il 47% di mais e il 73% della soia, e questi ultimi due prodotti sono fondamentali soprattutto per l’alimentazione animale.

TAG: AGRICOLTURA,CARO ENERGIA,FARINA,G7,GUERRA,STEFANO PATUANELLI

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