Attualità

06 Giugno 2022

Inflazione a +6,9%, mai così alta dal 1986

Il carrello della spesa ne risente ma le attese economiche non sono tradite del tutto


Inflazione a +6,9%, mai così alta dal 1986

Dopo un rallentamento ad aprile, l'inflazione ha accelerato a maggio. A confermarlo sono le stime preliminari dell'Istat che indicano un aumento dello 0,9% su base mensile e del 6,9% su base annua (da +6,0% del mese precedente). «Questo livello non si registrava dal marzo 1986, quando fu pari a + 7,0%» chiariscono dall'Istituto di Statistica.

Ad innescare la nefasta spirale inflazionistica sono gli spropositati aumenti dell'energia (passati da +39,5% di aprile a +42,2%) che, secondo l'Istat, ha comportato conseguenze a catena su tutti gli altri comparti merceologici con costi di produzione lievitati che si riverberano inesorabilmente sulla fase finale della commercializzazione.

Salgono pertanto i prezzi al consumo di alimentari lavorati (da +5,0% a +6,8%) che determinano l'impennata dei prezzi del "carrello della spesa", passato dal +5,8% al +6,7%. Seguono i prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,4% a +4,4%) e dei servizi relativi ai trasporti (da +5,1% a +6,0%). Il Codacons ha già stimato una spesa maggiore fino a 2753 euro annui a famiglia, un'autentica "tragedia" economica per il nostro Paese.

Tuttavia il primo trimestre del 2022 è andato comunque meglio delle attese per l'economia nazionale. Nei dati diffusi l'Istat ha rivisto le stime preliminari comunicate il mese scorso e nel primo quarto dell'anno indica una crescita dello 0,1% su base congiunturale, rispetto al -0,2% delle stime precedenti.  

«La revisione congiunturale di 0,3 punti percentuali, benché di rilievo - non rappresenta un'eccezione assoluta in questo periodo ancora influenzato dalla pandemia, visto che nel primo trimestre del 2021 la revisione al rialzo era stata di 0,5 punti» spiega l'Istat. «La ripresa è stata determinata soprattutto alla domanda interna e in particolare agli investimenti a fronte di un contributo negativo della domanda estera. Sul piano interno, l'apporto dei consumi privati è stato negativo mentre è risultato nullo sia quello delle amministrazioni pubbliche, sia quello della variazione delle scorte. In buona ripresa anche ore lavorate e unità di lavoro, a fronte di una crescita più lieve dei redditi pro capite e di una stazionarietà delle posizioni lavorative».


TAG: INFLAZIONE,ISTAT

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