Vino
20 Gennaio 2023Grazie alla ripresa del turismo e al cambio favorevole euro/dollaro si prospetta un nuovo record per l'export agroalimentare italiano, che dovrebbe aver superato i 59 miliardi di euro (+16 rispetto al 2021) trainato anche dalle vendite oltre frontiera di vini, spiriti e aceti.
Per il vino si prevede un record delle esportazioni (8 miliardi, +12%), così come per gli spirits (1,7). Buono anche il risultato per gli aceti, in particolare balsamici, che vedono chiudere l'anno con una crescita delle esportazioni (a valore) del 15%.
Sono tre i fattori che hanno contribuito alla crescita: l'andamento del cambio euro-dollaro che ha permesso di compensare gli aumenti dei costi di produzione e recuperare competitività sui mercati legati al dollaro come Usa e Canada, è il primo. Poi la ripresa del turismo a livello globale, che ha dato impulso ai consumi di vini e spiriti nel canale Horeca fortemente penalizzato durante la pandemia. E infine la diversificazione dei mercati, come strategia adottata da molte aziende che guardano ai Paesi emergenti come Tailandia e Vietnam, dove nei primi 8 mesi del 2022 il valore dell'export del vino è cresciuto rispettivamente del 158% e 82%.
«I dati sulle performance del nostro export evidenziano l'importanza della diversificazione dei mercati» spiega Micaela Pallini, presidente di Federvini, in un'intervista al Quotidiano Nazionale. «Tale strategia può essere coadiuvata da un lato dalla leva promozionale e dall'altro da una maggiore proattività dell'Unione europea nel concludere ulteriori accordi di libero scambio con i Paesi extra-Ue. È evidente che ci muoviamo in uno scenario complicato e in continua evoluzione, non si escludono rallentamenti economici nel 2023 che dovrebbero interessare alcuni mercati europei come l'Italia e la Germania.
Dieci anni fa, i mercati dell'Ue pesavano per circa il 57% sul valore dell'export, dopo la Brexit nel 2021, si è arrivati al 39%. Questo scenario ha determinato un diverso approccio ai mercati di destinazione e ha sollecitato un allargamento degli spazi commerciali da presidiare verso nuove realtà emergenti: oggi l'Asia pesa per il 7% sull'export complessivo di vino italiano.
Il mercato degli spirits ha mantenuto salda la leadership nel mercato statunitense dove registra un aumento a valore del 23%, tuttavia la dipendenza dai primi 5 mercati è diminuita nel corso del tempo: se nel 2011 la concentrazione dell'export per la categoria nei top mercati di sbocco era pari al 65,8%, dieci anni dopo è diminuita al 58,3% per calare ancora al 53,7% nel 2022».
Sempre secondo i dati dell'Osservatorio Federvini, con la crescita del mercato dei consumi fuori casa registrata nei primi 9 mesi del 2022, anche quelli di vini e spiriti sono tornati a crescere (+38%), generando 1,1 miliardi di consumazioni, valore destinato ad aumentare fino a 1,5 miliardi con la chiusura dell'anno. Le performance migliori appartengono ai canali di consumo serali, che nel 2021 più di altri avevano sofferto le chiusure dovute alla pandemia.
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