Spirits

16 Gennaio 2024

L'indagine antidumping della Cina mette a rischio il brandy italiano

L'iniziativa potrebbe bloccare sul nascere la promozione del brandy italiano oltre a recare un danno economico enorme al settore degli spirits


L'indagine antidumping della Cina mette a rischio il brandy italiano

La Cina ha avviato un'indagine antidumping sulle importazioni di brandy dall'Unione Europea in contenitori inferiori a 200 litri, a seguito di una denuncia presentata da China Alcoholic Beverages Association. Il periodo preso in esame accusato di dumping (ossia l'introduzione di prodotti europei a un prezzo nettamente inferiore a quello di mercato grazie a sussidi statali) va da ottobre 2022 al 20 settembre 2023. In parallelo, la Cina ha avviato un'indagine per danni industriali nel periodo tra gennaio 2019 e settembre 2023. Al momento si registrano già importanti ripercussioni sui titoli in Borsa delle principali multinazionali del beverage.

AssoDistil, che sta investendo nel mercato cinese con un progetto di promozione del brandy italiano, viene a conoscenza con sconcerto dell’indagine: «Sebbene dalle prime informazioni sembrerebbe che lo scopo di tutto ciò sia ritorsivo contro analoghe indagini UE indirizzate verso l’import di motori elettrici dalla Cina, non vi è dubbio che l’iniziativa cinese metta a rischio lo sviluppo del mercato del brandy in quel Paese nonché la propensione all’investimento da parte di quei produttori non ancora presenti in Cina che vedono nel grande Paese asiatico un interessantissimo mercato potenziale di sviluppo sia del brandy che dei distillati in generale» sottolinea Sandro Cobror, Direttore di AssoDistil.

«Un’indagine antidumping rischierebbe inevitabilmente di bloccare sul nascere una iniziativa come quella della promozione del brandy italiano in Cina oltre che recare un danno economico enorme al settore degli spirits e tutto questo senza alcuna ragione reale: infatti, oggi sul mercato cinese il brandy UE viene venduto a prezzi decisamente superiori a quello dei distillati locali e comunque, laddove pure si ravvisasse l’opportunità di bloccare le importazioni di distillati dall’UE, ciò risulterebbe economicamente ininfluente per controbilanciare il rischio di un blocco delle importazioni in UE di componentistica e motori elettrici dalla Cina che vale dieci volte di più. Per questo, come associazione di categoria che rappresenta la quasi totalità della produzione distillatoria in Italia, abbiamo chiesto al Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, che le nostre Istituzioni si adoperino per impedire che questa pericolosissima iniziativa abbia seguito» conclude Cobror.

A commentare la misura cinese è anche Micaela Pallini, Presidente di Federvini: «Ci troviamo ancora una volta di fronte ad una vera e propria ritorsione che rischia di colpire ingiustamente un settore estraneo a una querelle di natura politica. In uno scenario internazionale così incerto e delicato, non è auspicabile intraprendere nuove guerre commerciali.

Tra l’altro non è la prima volta che la Cina colpisce duramente uno dei settori emblema del Made in Italy, circa dieci anni fa già il vino fu oggetto di un’indagine simile e grazie ad un intenso lavoro di diplomazia europea si riuscì a trovare una soluzione condivisa».

TAG: ASSODISTIL,BRANDY,ESPORTAZIONI,FEDERVINI,MICAELA PALLINI,SANDRO COBROR

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